Iqbal Masih

L'Associazione prende il nome di un bambino che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi il riscatto del'infanzia depredata dalla cultura dello sfruttamento e del degrado.

Iqbal Masih era un bambino nato in una famiglia molto povera. A cinque anni fu venduto dal padre per un debito di 12 dollari ad un fabbricante di tappeti pakistano.
Da quel momento fu costretto a lavorare come uno schiavo, incatenato a un telaio, per 16 ore al giorno.
Cercò di sfuggire al padrone, ma anche dopo essersi rivolto alla polizia viene riportato in fabbrica da funzionari corrotti dagli stessi fabbricanti. Subisce per questo ogni genere di violenza.
Solo a 11 anni riuscì a scappare e si ritrovò nel mezzo di una manifestazione dei sindacati. Qui Iqbal raccontò per la prima volta in pubblico la sua storia e la sofferenza di migliaia di altri bambini che lavoravano nelle sue stesse condizioni.
Da quel giorno Iqbal denunciò la vergogna dello sfruttamento minorile, girando il suo Paese e altre nazioni, in Europa e Nord America, diventando il simbolo della lotta alla schiavitù e allo sfruttamento dei bambini nelle fabbriche legate alle multinazionali occidentali.
Grazie alle sue denunce l'opinione pubblica mondiale venne a conoscenza del fenomeno, esercitando enormi pressioni sulle principali marche internazionali, che furono costrette a chiudere commesse miliardarie in Pakistan, Thailandia e altri Paesi asiatici. Fu l'inizio di una rivoluzione capitanata da un bambino.
Il 16 aprile 1995, appena rientrato nella sua città natale, Iqbal Masih venne assassinato da sicari. Aveva 12 anni.

“Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite”. Iqbal Masih

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